Come qualsiasi attività umana il turismo ha un impatto sul territorio; e dato che il turista cerca normalmente i luoghi più ameni, quest'impatto è stato particolarmente negativo, perché teso a modificare, normalmente in peggio, proprio le località più belle.
Qualcosa d'analogo si verifica per il territorio; anni fa, guardando la baia d'Acapulco in Messico, meditavo come un luogo stupendo sia stato completamente cementificato, e ridotto alla stregua di una città disordinata e caotica in riva al mare; le acque della baia, completamente inquinate, non sono più balneabili, e i turisti affollano le piscine d'anonimi alberghi uguali gli uni agli altri. Anche in questo caso il turismo ha ucciso i suoi stessi motivi di esistere; e non solo in Messico: gli esempi potrebbero essere numerosissimi anche in Italia.
Ben diverso è il caso della Francesca, che è inserita nella "zona cuore" del Parco del Cilento, uno dei più belli e più grandi in Italia, da pochi mesi inserito dall'Unesco nella lista del Patrimonio dell'Umanità.
Noi non abbiamo voluto fare uno sfruttamento intensivo del territorio; alla Francesca c'è un posto letto ogni 250 mq di parco privato (senza contare il Parco Nazionale che la circonda) e soprattutto abbiamo cercato di modificare il meno possibile l'ambiente nel quale ci siamo inseriti.
Ad esempio, abbiamo impermeabilizzato il minimo possibile di superficie (in pratica solo la strada d'accesso e la piazzetta), realizzando tutte le stradine con materiali che consentissero un assorbimento e un drenaggio delle acque.
Abbiamo studiato con attenzione la regimazione delle acque, evitando di ricorrere a sistemi fortemente artificiali, ma mantenendo, in tutti i casi dove questo era possibile, le preesistenti condizioni di deflusso e drenaggio. Anche in caso di media pioggia, difficilmente avvengono fenomeni d'erosione e trascinamento, e il mare si mantiene pulito; solo i più violenti temporali estivi riescono a far defluire direttamente le acque nella baia, ma questo rientra tra i fenomeni naturali anche dove la natura non ha risentito della mano dell'uomo.
La conservazione dello splendido bosco della Francesca è stato uno dei nostri maggiori punti di forza; si tratta di un tipico bosco mediterraneo in tutta la parte occupata dal Villaggio, mentre la punta Garagliano è coperta da una fitta e originale macchia mediterranea.
Le querce, gli olivi e i carrubi non li abbiamo certo piantati noi; molti alberi, tra cui l'enorme quercia proprio di fronte al mare, hanno centinaia d'anni.
Il merito che ci attribuiamo è quello di aver mantenuto, rispettato e coltivato in modo naturale quello che può essere considerato anche un reperto storico perché molti degli alberi centenari possono essere considerati autentici monumenti.
Nessuno degli alberi secolari è stato tagliato; i due olivi che perforano il tetto dell'edificio centrale sono un po' il simbolo di una scelta protezionistica di cui andiamo orgogliosi. Le potature e i tagli di alberi di minori dimensione rientrano invece in quelle operazioni di cura del bosco che servono a una sua migliore crescita e sviluppo, che noi vediamo essenzialmente in funzione del bosco stesso, e non come un elemento d'aumento della produttività: anche gli olivi, che pure forniscono abbondanti frutti, non sono potati in funzione della produzione di olive, ma solo per migliorarne la chioma e le condizioni di sviluppo.
Il bosco ci ha ringraziato della cura con cui lo abbiamo trattato, creando il clima particolare che caratterizza La Francesca: in primo luogo un ombreggiamento totale e fitto, che mantiene un clima fresco anche d'estate.
Chi arriva da Scario o dalla spiaggia, appena varca l'ingresso del Villaggio, si sente immediatamente immerso in qualcosa di diverso e piacevole; non un'artificiale aria condizionata, ma una naturale frescura. Abbiamo potuto misurare temperature massime mediamente da due a quattro gradi inferiori rispetto a quelle riportate dai metereologi nell'area circostante.
Il bosco avvolge ormai completamente le casette, e le copre completamente; anche le piazzole esterne sono quasi totalmente ombreggiate direttamente dalle piante, che costituiscono qualcosa di molto più efficace e bello rispetto a un tradizionale ombrellone.
Nel realizzare stradine e muri ricorriamo sempre di più alla pietra, ed in particolare a quella locale; il cemento cerchiamo di relegarlo agli interventi per i quali non non c'erano alternative; ma in molti casi lo stiamo sostituendo con materiali naturali.
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